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In ogni cucina professionale, sopra i tavoli di lavoro e dentro i frigoriferi sottobanco, ci sono loro: le bacinelle gastronorm. Sono il denominatore comune di come il mondo della ristorazione organizza gli alimenti, dal momento in cui arrivano dalla cella fino al piatto del cliente. Un linguaggio silenzioso fatto di formati modulari che si incastrano tra loro e che rendono intercambiabili contenitori, frigoriferi, forni e abbattitori.
Quello che sembra solo un contenitore, in realtà, è la parte finale di uno standard pensato per far parlare tra loro macchinari di decine di produttori diversi. Capire questo standard — formati, profondità, materiali, limiti d'uso — fa la differenza tra una cucina che lavora con fluidità e una in cui ogni preparazione si trasforma in un piccolo grattacapo di ingombro e pulizia.
Nelle prossime pagine vedremo come leggere le sigle dei formati, come orientarsi tra acciaio inox, policarbonato e polipropilene, quando vale la pena scegliere una linea premium come Araven, e come calcolare concretamente di quante bacinelle hai bisogno.
IN QUESTA GUIDA
Come abbiamo costruito questa guida. I formati, le dimensioni e le capacità volumetriche riportate provengono dallo standard europeo EN 631 e sono verificate sui cataloghi dei produttori professionali che distribuiamo. I criteri di scelta tra i materiali sono il risultato del lavoro quotidiano con ristoratori, hotel, gastronomie e cucine collettive a cui Detertecnica fornisce attrezzature dal 1995.
Che cosa significa gastronorm
Origine, norma EN 631 e perché è nato il sistema
Gastronorm è un sistema di misure standardizzate per contenitori alimentari destinati alla ristorazione professionale. Il nome unisce gastronomia e norma e descrive con precisione ciò che è: una serie di formati proporzionali che derivano tutti da un'unica misura di base — il GN 1/1, 530 × 325 millimetri — codificata dalla norma europea EN 631.
Lo standard nasce in Svizzera nella metà degli anni Sessanta, quando le associazioni alberghiere del paese e alcuni produttori di attrezzature si accordarono per mettere fine al disordine: ogni cucina usava contenitori di misure proprie e il passaggio tra forno, frigorifero e linea richiedeva ogni volta di travasare, coprire, adattare. L'idea fu tanto semplice quanto decisiva: stabilire un rettangolo di riferimento e costruire tutti gli altri formati come sue frazioni o multipli, in modo che ogni contenitore si potesse incastrare negli altri senza spreco di spazio. In pochi anni questo linguaggio è uscito dai confini svizzeri ed è diventato lo standard internazionale di fatto per la cucina professionale, formalizzato poi in Europa con la norma EN 631.
Oggi "gastronorm" è sinonimo diretto di compatibilità: quando un contenitore, un frigorifero, un forno combinato o un abbattitore dichiarano la conformità GN, significa che si parleranno senza problemi.
I formati GN: come si leggono e come si incastrano tra loro
La logica frazionaria del sistema e la tabella completa
Il sistema gastronorm si legge come una frazione. Il GN 1/1 è il rettangolo di riferimento — 530 × 325 millimetri — e tutti gli altri formati sono sue porzioni, espresse come frazione. Un GN 1/2 occupa la metà della base; due GN 1/2 affiancati ricostruiscono esattamente il perimetro di un GN 1/1. Lo stesso vale per tre GN 1/3, quattro GN 1/4 o sei GN 1/6: ogni divisione va a coprire tutto il rettangolo di partenza senza spazi vuoti, senza ritagli, senza un centimetro perso. All'altro capo del sistema ci sono i multipli: il GN 2/1, doppio del 1/1, è la dimensione massima pensata per i forni professionali di grande capacità.
Le altezze seguono una logica parallela. A parità di formato, una bacinella può essere alta 20, 40, 65, 100, 150 o 200 millimetri, e il fondo resta sempre compatibile con lo stesso alloggiamento. Questo significa che nello stesso cassetto frigorifero puoi sostituire una bacinella bassa da 40 mm con una profonda da 200 mm senza cambiare nulla della struttura portante: l'unica variabile è lo spazio verticale che occupa.
La tabella qui sotto riassume le dimensioni reali e le capacità volumetriche dei formati più diffusi, così come definite dallo standard EN 631 e verificate sui cataloghi di produzione professionale.
| Formato | Dimensioni (mm) | Altezze disponibili | Capacità |
|---|---|---|---|
| GN 1/1 | 530 × 325 | da 55 a 200 mm | 6,5 – 28 L |
| GN 2/1 | 650 × 530 | da 65 a 200 mm | 19 – 56 L |
| GN 2/3 | 354 × 325 | da 65 a 200 mm | 5,5 – 18 L |
| GN 1/2 | 325 × 265 | da 65 a 200 mm | 4 – 12,5 L |
| GN 1/3 | 325 × 176 | da 65 a 200 mm | 2,5 – 7,8 L |
| GN 1/4 | 265 × 162 | da 65 a 200 mm | 1,8 – 5,5 L |
| GN 1/6 | 176 × 162 | da 65 a 200 mm | 1 – 3,4 L |
| GN 1/9 | 176 × 108 | da 65 a 100 mm | 0,6 – 1 L |
| GN 2/4 | 530 × 162 | da 65 a 150 mm | 3,6 – 8,7 L |
| GN 2/8 | formato speciale | 55 mm | 1,8 L |
Il vero valore del sistema, però, non sta nei singoli contenitori: sta in come si combinano. Dentro lo stesso forno combinato, o nello stesso cassetto refrigerato sottobanco, puoi disporre una bacinella 1/1 con una preparazione unica, oppure sostituirla con una 1/2 di contorno e due 1/4 di salse, oppure ancora con sei 1/6 di condimenti diversi pensati per un servizio di buffet. L'ingombro esterno non cambia mai; cambia solo la configurazione interna, che si adatta al servizio del momento. È qui che il gastronorm diventa indispensabile in una brigata: si riorganizza la linea in funzione del menu senza mai doversi chiedere se esista un contenitore della misura giusta, perché la misura giusta esiste sempre.
Nota tecnica — GN 1/1 e teglie 60×40 non sono la stessa cosa
Nelle cucine professionali capita di sentire usare "teglia" e "bacinella gastronorm" come sinonimi, e fino a un certo punto lo sono: una GN 1/1 in acciaio, soprattutto nelle altezze 20 e 40 millimetri, somiglia a una teglia piatta classica. Ma la GN 1/1 misura 530 × 325 mm, mentre la teglia da pasticceria e panificazione standard misura 600 × 400 mm: è un formato separato, pensato per forni a platea e non compatibile con le attrezzature dichiarate conformi al sistema gastronorm. Quando devi scegliere, la domanda è sempre la stessa: il forno o l'abbattitore che devo servire lavora con misure GN o con misure 60×40?
Le profondità: da 20 a 200 millimetri, una scelta di servizio
Perché l'altezza giusta dipende dal gesto di cucina, non dal volume
Le profondità disponibili nel sistema gastronorm vanno da 20 millimetri fino a 200 millimetri, in una scala che non è mai casuale: ogni altezza nasce per un tipo preciso di preparazione o per dialogare con una specifica attrezzatura. Scegliere l'altezza giusta non significa massimizzare la capacità, significa scegliere il gesto di cucina a cui quella bacinella dovrà rispondere.
Le altezze più basse — 20 e 40 millimetri — sono territorio delle teglie, perché di fatto è così che vengono chiamate in cucina. Una GN 1/1 in acciaio alta 20 o 40 mm, soprattutto nella versione forata, è a tutti gli effetti una teglia: la si usa per gli arrosti che devono far colare i fondi, per l'essiccazione in forno ventilato, per la rigenerazione in forno combinato, per l'abbattimento rapido di preparazioni sottili come filetti, pesci interi, piccoli dolci. Non a caso gli abbattitori di temperatura vengono venduti contando quante teglie GN 1/1 riescono a ospitare: un abbattitore "da 5 teglie" è un abbattitore pensato per cinque contenitori gastronorm 1/1 piatti, incastrati su guide interne a passo fisso. È il gergo concreto della brigata, ed è anche il motivo per cui teglia e bacinella bassa finiscono per essere intercambiabili: sono lo stesso oggetto, chiamato in due modi diversi a seconda del contesto di lavoro.
Salendo a 65 e 100 millimetri si entra nel territorio della linea self-service e della conservazione di contorni e guarnizioni. È l'altezza che compare sui banchi a vista delle gastronomie, quella che gestisce patate arrosto, verdure grigliate, insalate di pasta, piatti pronti da porzionare al momento. Una GN 1/3 alta 65 mm contiene circa 2,5 litri, una GN 1/1 da 100 mm ne contiene tredici e rappresenta il cavallo da battaglia del frigorifero sottobanco: capiente a sufficienza per coprire un servizio, ma ancora abbastanza bassa da permettere al freddo di raggiungere il fondo senza faticare.
I 150 e i 200 millimetri di altezza sono invece il dominio delle lunghe cotture e dello stoccaggio ingombrante. Una GN 1/1 da 200 mm arriva a contenere fino a 28 litri ed è la scelta per brodi, fondi, zuppe, stufati preparati in grandi quantità per essere redistribuiti nei giorni successivi. Le altezze profonde sono però anche le più esigenti sul piano del maneggio: quando si raggiungono venti-venticinque chili di contenuto le maniglie laterali — fisse o retrattili — smettono di essere un accessorio e diventano una questione di sicurezza e di postura per chi lavora in cucina.
Nella pratica, la profondità giusta non dipende solo dal volume della preparazione, ma anche e soprattutto dal macchinario con cui quella bacinella dovrà dialogare. Un abbattitore con guide a passo ridotto accetta solo le teglie basse; un forno combinato da grandi volumi è ottimizzato per le 65 e 100 mm; un cassetto frigorifero sottobanco ha tipicamente spazio per non più di 150 mm, per rispetto all'isolamento superiore del mobile. Prima di ordinare una serie di bacinelle profonde conviene misurare i vani di destinazione: un centimetro di troppo sulla carta diventa, in cucina, quella bacinella che non si riesce a chiudere.
Bacinelle gastronorm in acciaio inox
La scelta di riferimento per cottura, abbattimento e durata nel tempo
L'acciaio inox è il materiale storico del sistema gastronorm ed è ancora oggi la prima scelta per tutte le fasi di lavoro che coinvolgono temperature elevate, frequenti passaggi in lavastoviglie e preparazioni destinate a durare nel tempo. Una bacinella in acciaio entra in forno combinato, passa nell'abbattitore, torna in frigorifero e finisce sotto la lama di un'affettatrice, senza che nessuno di questi passaggi la metta in discussione. È il contenitore che la cucina non deve pensare: è lì e funziona, servizio dopo servizio.
Dal punto di vista tecnico, le bacinelle gastronorm professionali utilizzano quasi sempre acciaio AISI 304 — la lega austenitica 18/10 o 18/8 — con spessori tipici che oscillano tra 0,7 e 1 millimetro, in funzione della gamma e della destinazione d'uso. Questo spessore non è casuale: deve bilanciare la rigidità necessaria a reggere preparazioni di venti chili senza deformarsi con la leggerezza che serve per manovrare il contenitore a pieno carico. La conformità alla norma EN 631 e la certificazione di idoneità al contatto alimentare sono requisiti minimi non negoziabili per chiunque lavori in una cucina sottoposta a controlli sanitari.
Il vero vantaggio operativo dell'acciaio, però, è il comportamento termico. Una bacinella inox sopporta senza problemi gli shock del passaggio forno-frigorifero e viceversa, reggendo sia il calore diretto di cotture prolungate sia i cicli di abbattimento rapido. Questo rende possibile organizzare la cucina attorno a un'unica serie di contenitori invece di doverne gestire di diversi per fasi diverse. A questo si aggiunge la facilità di igienizzazione: la superficie non porosa non trattiene né odori né residui grassi, e il lavaggio in lavastoviglie professionale a novanta gradi ripristina la bacinella a condizioni di partenza con una regolarità che nessun materiale plastico raggiunge.
Le uniche avvertenze riguardano il peso — un GN 1/1 da 200 mm pieno può avvicinarsi ai trenta chili, e qui le maniglie laterali diventano essenziali — e l'aspetto estetico, che con il tempo accumula segni di lavoro, saldature visibili dove la lamiera è stata unita, piccole ammaccature sui bordi. È usura, non difetto: l'acciaio continua a fare il suo lavoro anche quando smette di sembrare nuovo.
Errore comune. Pensare che tutte le bacinelle inox gastronorm siano equivalenti perché "sono tutte AISI 304". La differenza reale, che si vede solo dopo qualche mese di servizio, la fanno lo spessore della lamiera, la qualità dei bordi rinforzati e la pulizia delle saldature angolari. Uno spessore 0,7 mm ben lavorato regge bene in un bar o una gastronomia; una linea calda di ristorante che macina coperti tutti i giorni chiede 0,9-1 mm per non deformarsi ai lati nel medio termine.
Bacinelle gastronorm in policarbonato
La scelta quando il controllo visivo del contenuto fa la differenza sul servizio
Il policarbonato è per certi versi l'opposto esatto dell'acciaio: mentre l'inox nasconde il contenuto dietro una parete opaca, il policarbonato lo rivela. È una scelta che sembra banale e invece cambia radicalmente il ritmo di lavoro su una linea refrigerata. Quando il contenuto di una bacinella si vede attraverso la parete, il cuoco o il barista non deve più aprire il coperchio per controllare quanta maionese gli resta, quanta salsa tonnata, quanti capperi: gli basta uno sguardo di passaggio mentre transita lungo il banco. Ogni apertura del coperchio che si risparmia è una boccata di freddo che non si disperde e una mano che non lascia l'operazione in corso.
È il motivo per cui le bacinelle gastronorm in policarbonato hanno trovato casa nei banchi refrigerati a vista — gelaterie, gastronomie, bar con i topping, hamburgerie con il bancone dei condimenti — e in tutti quei frigoriferi sottobanco in cui il controllo del livello fa parte integrante della gestione del servizio. La trasparenza non è un dettaglio estetico: è un'informazione che arriva all'operatore senza interrompere nessun altro gesto in corso.
Il materiale è policarbonato alimentare conforme alla normativa di contatto con gli alimenti, certificato per il lavaggio in lavastoviglie e pensato per sopportare un range termico che copre quasi per intero la catena del freddo e il riscaldamento moderato: regge senza problemi la conservazione in celle a temperature negative e il mantenimento a caldo in bagnomaria, e incassa gli urti meglio di quanto suggerisca il suo aspetto leggero. Una bacinella che sfugge di mano e rimbalza sul pavimento, dove il vetro si frantumerebbe e l'acciaio si ammaccherebbe sui bordi, il policarbonato la assorbe e torna al lavoro. Il peso ridotto rispetto all'inox è un vantaggio nascosto ma concreto per chi deve movimentare decine di contenitori ogni turno: meno carico sulle braccia, meno affaticamento, meno errori di manipolazione a fine servizio.
I limiti sono pochi ma vanno rispettati. Il policarbonato non va messo in forno a fiamma diretta né usato in sostituzione di una teglia da cottura: è un contenitore da conservazione e da servizio, non da calore secco ad alte temperature. I detergenti abrasivi e le pagliette metalliche sono da evitare perché rigano la superficie, compromettendo nel tempo sia la trasparenza sia la facilità di pulizia. Anche i cicli di lavaggio ripetuti a temperature molto alte tendono a opacizzare progressivamente il materiale: una bacinella di policarbonato di buona qualità mantiene il suo aspetto per diversi anni, ma non è destinata a durare quanto un acciaio.
Errore comune. Usare le bacinelle in policarbonato come sostituto universale dell'inox, mettendole sotto la fiamma diretta o dentro al forno a convezione pensando che il policarbonato alimentare sia una plastica termoresistente come il silicone: non lo è. Il policarbonato è pensato per la catena del freddo e il riscaldamento moderato, non per la cottura. La regola di pollice è semplice: se il contenitore deve andare sotto una fonte di calore diretta, l'unico materiale giusto è l'acciaio.
Bacinelle gastronorm in polipropilene
La scelta pragmatica quando contano leggerezza, trasporto e costo per pezzo
Il polipropilene è il materiale pragmatico del sistema gastronorm: non brilla come l'acciaio per durata nel tempo e non ha la trasparenza del policarbonato, ma è la scelta che fa quando la priorità diventa il peso sulle braccia e il costo per pezzo. È la bacinella che si compra in serie senza troppe esitazioni, quella che si può dare in mano a un collaboratore per il trasporto di un catering fuori sede senza temere che torni ammaccata, quella che riempie un intero scaffale di cella frigorifera con metà dell'investimento di un corrispettivo in acciaio.
I suoi contesti d'uso naturali sono quelli in cui il contenitore deve muoversi o restare fermo per lunghi periodi al freddo. I food truck lo apprezzano perché alleggerisce il carico complessivo del veicolo; il catering lo adotta perché sopravvive senza problemi al trasporto in bauli termici; le gastronomie lo usano nella cella di stoccaggio per i semilavorati che poi vengono porzionati al momento del servizio, e le cucine che preparano in anticipo per il giorno dopo lo trovano affidabile anche quando resta a temperature negative per molte ore consecutive.
Dal punto di vista tecnico il materiale è polipropilene alimentare conforme alla normativa di contatto con gli alimenti, certificato per il lavaggio in lavastoviglie e pensato per coprire l'intera catena del freddo. La resistenza agli urti è notevole: una bacinella di PP che cade dall'altezza di un tavolo di lavoro difficilmente si rompe, al massimo rimbalza e torna al suo posto. La leggerezza è la sua caratteristica più visibile — a parità di formato un PP pesa una frazione di quello che pesa il corrispondente in acciaio — ed è una differenza che conta soprattutto per chi manovra decine di contenitori a fine servizio, quando la fatica inizia a farsi sentire sulle braccia.
I limiti del polipropilene sono più stringenti di quelli del policarbonato verso le alte temperature. Non è termoresistente come l'acciaio e non va portato al calore diretto né usato in forni a convezione ad alte temperature: è progettato per conservare, trasportare e mantenere in bagnomaria moderato, non per cuocere. Inoltre il PP tende a opacizzarsi e graffiarsi più velocemente del PC dopo cicli ripetuti di lavaggio intensivo, e perde presto l'aspetto da nuovo. È un materiale che accetta di consumarsi in fretta proprio perché nasce per essere sostituito quando serve, non per durare decenni.
Errore comune. Versare preparazioni ancora bollenti — brodi appena ridotti, sughi di cottura, stufati usciti dal fornello — direttamente dentro una bacinella di polipropilene. Il PP regge temperature elevate entro limiti ben definiti, ma uno shock termico improvviso può deformare i bordi nei modelli più sottili, soprattutto quando la bacinella è a temperatura ambiente fredda. La pratica corretta è lasciar calare la preparazione di qualche grado fuori dalla pentola, oppure travasarla prima in un contenitore inox e passare al PP solo dopo, quando la destinazione è la conservazione in frigorifero.
Nella pratica — Policarbonato o polipropilene?
Quando il dubbio ricade tra i due materiali plastici, la chiave non è quale sia "migliore" ma quale sia pensato per il tuo lavoro. Il policarbonato è trasparente e sopporta meglio il passaggio al caldo moderato: è la scelta per i banchi refrigerati a vista e per tutti quei casi in cui vedere il contenuto è parte del servizio. Il polipropilene è leggero, più economico e regge meglio le temperature molto basse: è la scelta per il trasporto, la conservazione prolungata in cella e per chi deve comporre una serie ampia di contenitori senza far pesare l'investimento sul budget. Se la trasparenza è un'informazione operativa, PC. Se il contenitore deve viaggiare o restare a lungo a temperature negative, PP.
Araven: la gamma ermetica per la conservazione professionale
Perché una bacinella che chiude davvero cambia quello che puoi farci
Tra tutte le bacinelle gastronorm in polipropilene esiste una categoria che merita di essere trattata a parte, ed è la gamma di Araven. Il motivo per cui la citiamo per nome, quando tutti gli altri materiali restano generici, è preciso: Araven ha costruito la propria reputazione su una caratteristica che il PP comune non offre — la tenuta ermetica reale del coperchio, grazie a una guarnizione integrata che trasforma la bacinella in un contenitore stagno vero, non semplicemente chiuso. Non è un dettaglio cosmetico: cambia quello che puoi fare con quella bacinella.
Quando una bacinella chiude davvero, gli odori non migrano da un contenitore all'altro dentro la stessa cella refrigerata, e questo risolve uno dei problemi più fastidiosi delle cucine professionali. Una porzione di pesce conservata accanto a un impasto dolce non contamina più l'aroma del vicino; un sugo di acciughe non lascia il suo profumo addosso al parmigiano del cassetto sopra. Lo stesso vale per l'umidità: le preparazioni che devono restare secche restano secche, quelle che devono restare umide non si disidratano. Nelle conservazioni a lungo termine, soprattutto nel freezer a lunga conservazione, una guarnizione che tiene significa anche protezione dalla bruciatura da gelo, il fenomeno che rende i prodotti surgelati pallidi e asciutti dopo uno scongelamento.
Intorno al contenitore ermetico, la gamma costruisce un sistema HACCP integrato direttamente sul contenitore. Ogni bacinella ha stampate sul corpo le zone da compilare con pennarello cancellabile: data di produzione, data di scadenza, operatore di riferimento, giorno della settimana, tipo di alimento. Tutto quello che in una cucina a protocollo dovrebbe finire su un'etichetta adesiva separata è già lì, pronto ad essere annotato in pochi secondi e cancellato altrettanto velocemente al lavaggio successivo. Allo stesso modo sul contenitore sono riportate le certificazioni di settore — NSF, BPA Free, conformità HACCP — e l'intervallo di temperatura d'uso, informazioni che di solito vivono solo nella scheda tecnica e che invece qui restano visibili fino alla fine della vita della bacinella.
A questo sistema di tracciabilità si affianca la codifica colore di una serie dedicata, che usa i colori — rosso per le carni crude, blu per il pesce, giallo per il pollame, verde per le verdure, bianco per i latticini e viola per gli allergeni — così che in cucina non servano né etichette né promemoria per capire a colpo d'occhio quale contenitore ospita cosa. È uno strumento pensato per le strutture che rispettano protocolli rigorosi e servono ospiti con allergie certificate, dove sbagliare contenitore può significare servire un piatto che avrebbe dovuto essere separato dal resto della linea.
La gamma si completa con i falsi fondi forati in polipropilene pensati per alloggiare dentro la bacinella stessa: permettono di far sgocciolare le marinature, di scongelare con drenaggio separato, di essiccare piccole preparazioni senza che l'umidità torni a bagnare il prodotto. Sono un accessorio secondario rispetto al contenitore principale, ma diventano essenziali nelle cucine che lavorano molto con marinature di lunga preparazione o scongelamenti controllati.
Nella pratica — Quando scegliere Araven
La differenza di prezzo rispetto a una bacinella PP standard si giustifica quando la conservazione è lunga, quando la cucina serve ospiti con esigenze alimentari particolari e quando l'organizzazione del lavoro richiede di poter impilare contenitori a cella piena senza che gli odori si mescolino. Se la bacinella ti serve per preparazioni di breve durata e rotazione rapida, un polipropilene generico fa la stessa cosa e costa meno. Se invece la bacinella deve chiudere davvero, Araven è l'unica scelta del catalogo PP che ti dà questa garanzia.
Coperchi e accessori: il sistema oltre la bacinella
Falsi fondi, griglie, separatori e i coperchi giusti per ogni contesto
Il sistema gastronorm non si esaurisce con la bacinella: sono i coperchi, i falsi fondi, le griglie e i separatori a rendere il lavoro davvero fluido. I coperchi esistono in tre versioni base — acciaio inox, policarbonato e polipropilene — ciascuna pensata per accompagnare il materiale della bacinella nel suo contesto d'uso naturale. Il coperchio in acciaio va in forno e in abbattitore senza fare una piega; quello in policarbonato lascia vedere il contenuto sul banco refrigerato senza doverlo sollevare; quello a tenuta ermetica, sempre in policarbonato, sigilla la bacinella per la conservazione prolungata in cella. Non è uno intercambiabile con l'altro: ogni coperchio risponde a un gesto preciso.
I falsi fondi sono ripiani forati che si appoggiano dentro la bacinella originale e creano una camera d'aria tra l'alimento e il fondo. Servono per lo scongelamento controllato con drenaggio — i liquidi cadono sotto, il prodotto resta sollevato e non cuoce nel proprio scongelo — per le marinature dove il pezzo deve sgocciolare senza restare immerso, e per le cotture in forno dove il fondo deve respirare. Ne esistono in acciaio, in policarbonato e in polipropilene, per accompagnare qualsiasi bacinella con il materiale corrispondente.
Le griglie svolgono una funzione simile ma per forni e abbattitori: sostengono l'alimento dall'alto lasciando circolare l'aria calda o fredda su tutta la superficie. Sono disponibili nei formati GN 1/1, 2/1 e 2/3 in acciaio inox, e anche nel formato 60×40 per i forni da panificazione. Alcune montano un rivestimento in rilsan — un nylon alimentare antiaderente — pensato per il contatto diretto in freezer, dove protegge il prodotto dall'adesione alla superficie metallica fredda. Completano la gamma le traverse separatrici, che dividono una GN 1/1 o 1/2 in scomparti interni senza dover acquistare contenitori più piccoli: un modo semplice per gestire due preparazioni diverse nella stessa bacinella quando la rotazione è rapida.
Gastronorm e HACCP: le temperature di conservazione
Perché il contenitore è il primo anello della catena del freddo
La conservazione degli alimenti in cucina professionale ruota attorno a un principio che ogni operatore conosce ma che nella frenesia del servizio rischia di passare in secondo piano: tenere ogni preparazione fuori dalla zona di pericolo, cioè al di sotto dei 4 °C o al di sopra dei 63 °C. Tra questi due estremi i batteri patogeni trovano le condizioni ideali per moltiplicarsi, e il contenitore gastronorm — la bacinella in cui l'alimento trascorre la maggior parte del suo tempo tra la fine della preparazione e il momento del servizio — è il primo anello di questa catena. Non basta che la cella sia alla temperatura giusta: serve che il contenitore la trasmetta all'alimento senza fare da barriera.
La tabella qui sotto riassume le temperature di conservazione indicate dal Regolamento CE 852/2004 e dalla prassi HACCP applicata nella ristorazione, con le durate massime consigliate per le categorie di alimenti che si gestiscono quotidianamente con le bacinelle gastronorm.
| Alimento | Temperatura | Durata max consigliata |
|---|---|---|
| Pesce fresco | 0 – 2 °C | 1-3 giorni, su ghiaccio o in contenitore a contatto diretto col freddo |
| Carne fresca (bovina, suina) | 0 – 4 °C | 3-7 giorni, separata da altri alimenti |
| Pollame crudo | 0 – 4 °C | 1-5 giorni, nel ripiano più basso |
| Carne macinata | 0 – 2 °C | Entro 12-24 ore |
| Latticini e formaggi freschi | 4 – 5 °C | 3-8 giorni |
| Frutta e verdura | 6 – 8 °C | 2-7 giorni, separata da proteine crude |
| Alimenti cotti da conservare | 0 – 4 °C | Portare sotto 4 °C entro 2 ore dalla cottura |
| Surgelati | ≤ −18 °C | Non interrompere la catena del freddo |
| Mantenimento al caldo | ≥ 63 °C | Sopra la zona di pericolo fino al servizio |
Il legame tra queste temperature e le bacinelle gastronorm è diretto: il materiale del contenitore influenza la velocità con cui l'alimento raggiunge la temperatura target. L'acciaio inox conduce il calore — e il freddo — più rapidamente di qualsiasi plastica, il che lo rende ideale per le fasi di abbattimento rapido, quando una preparazione cotta deve scendere sotto i 10 °C nel minor tempo possibile. Il policarbonato e il polipropilene, al contrario, isolano di più: rallentano la dispersione termica e sono preferibili per il trasporto e per il mantenimento delle preparazioni durante il servizio, quando il contenitore passa del tempo fuori dalla cella e deve conservare il freddo il più a lungo possibile.
Nella pratica — La regola delle due ore
Un alimento cotto che deve essere conservato va portato sotto i 4 °C entro due ore dalla fine della cottura. È il passaggio in cui il contenitore fa la differenza: una bacinella in acciaio in un abbattitore ci arriva nei tempi previsti; una bacinella in polipropilene nello stesso abbattitore rallenta lo scambio termico e rischia di far sforare il limite. Per l'abbattimento, la scelta è sempre l'acciaio.
Come calcolare quante gastronorm ti servono davvero
Tre criteri concreti per non comprare né troppo poco né troppo
Non esiste una formula universale per calcolare quante bacinelle servano a una cucina, perché il fabbisogno dipende dal menu, dal numero di coperti, dalla frequenza di rotazione e dalla configurazione delle attrezzature presenti. Ma esistono tre criteri che aiutano a ragionare sul numero giusto senza andare a intuito.
Il primo è la capacità in litri per formato. La tabella dei formati GN presentata all'inizio di questa guida riporta le capacità reali di ogni combinazione formato-altezza: una GN 1/1 da 100 mm contiene 13 litri, che per un contorno come patate arrosto o verdure grigliate corrispondono a circa 50-60 porzioni da 200 grammi; una GN 1/3 da 65 mm contiene 2,5 litri, che per una salsa densa significano indicativamente 50-60 dosi da 40 millilitri. Partire dal volume della preparazione e risalire al formato che la contiene senza sprechi è il primo passo per non ritrovarsi con bacinelle mezze vuote che rubano spazio in cella, o bacinelle colme che non si riescono a chiudere con il coperchio.
Il secondo è l'attrezzatura che le deve ospitare. Il numero di guide interne del tuo armadio frigo, il numero di slot del tuo abbattitore — un "da 3 teglie" ne accetta tre GN 1/1, un "da 5 teglie" ne accetta cinque — e la profondità dei cassetti del tavolo refrigerato sono vincoli fissi che decidono quante bacinelle puoi effettivamente usare in contemporanea. Prima di ordinare un lotto conviene contare quanti alloggiamenti GN ha ogni attrezzatura in cucina e non superare quel numero senza un piano preciso per dove mettere il resto.
Il terzo è la rotazione tra servizio e lavaggio. Se lavori con due turni — pranzo e cena — ti servono almeno due set di ogni bacinella che usi quotidianamente: mentre un set è al servizio o in cella, l'altro è in lavaggio o in fase di riempimento per il turno successivo. Chi ordina il minimo indispensabile scopre al primo servizio serale che le bacinelle del pranzo sono ancora in lavastoviglie.
Nella pratica — Da dove partire
Contare quante preparazioni diverse si servono ogni giorno, moltiplicare per due (un set in uso, uno in lavaggio o in preparazione), aggiungere una scorta del 20 % per le giornate di maggiore affluenza. Il risultato è il numero minimo di bacinelle in formati misti da avere in cucina. I formati si scelgono incrociando il volume della preparazione con la tabella capacità, e il materiale con la destinazione d'uso: acciaio per cottura e abbattimento, plastica per conservazione e trasporto.
Errori comuni di acquisto
Cosa va storto quando si ordina senza un piano preciso
L'errore più frequente è ordinare un unico formato — quasi sempre il GN 1/1 H100 — pensando che sia il più versatile e che basti per tutto. In realtà il sistema gastronorm funziona quando la cucina ha un mix di formati proporzionato al proprio menu: servono i GN 1/6 e 1/9 per condimenti e guarnizioni, i 1/3 per il buffet, i 1/1 profondi per lo stoccaggio. Comprare trenta GN 1/1 identiche e scoprire che metà restano mezze vuote perché la preparazione non le riempie è uno spreco di spazio e di investimento. L'errore gemello è ordinare bacinelle senza coperchi, pensando di cavarsela con la pellicola: la pellicola non sigilla, non protegge dagli odori, non regge l'impilamento, e nel lungo termine costa di più.
Il secondo errore frequente è non misurare i vani di destinazione prima di effettuare l'ordine. Una bacinella GN 1/1 da 200 mm di altezza non entra in tutti i cassetti dei tavoli refrigerati sottobanco, che spesso accettano fino a 150 mm; una GN 2/1 non passa nelle guide di un abbattitore pensato per il formato 1/1. Il gastronorm è un sistema modulare ma non infinitamente flessibile: ogni attrezzatura ha un formato massimo ammesso, e l'unico modo per saperlo è leggere la scheda tecnica del macchinario o misurare fisicamente i vani prima di comprare.
Infine, due errori che si vedono soprattutto negli acquisti online a basso costo: comprare contenitori che sembrano gastronorm ma non rispettano la norma EN 631 — basta un millimetro di scarto sulle dimensioni perché la bacinella non si incastri nelle guide del forno o del frigo — e ignorare le varianti forate. Per l'abbattimento rapido e per la cottura in forno ventilato le bacinelle forate sono indispensabili perché permettono all'aria di circolare su tutta la superficie dell'alimento: senza di loro i tempi di abbattimento si allungano e il risultato in cottura peggiora.
Domande frequenti sulle bacinelle gastronorm
Che cosa significa gastronorm?
Gastronorm è un sistema di misure standardizzate per contenitori alimentari professionali, codificato dalla norma europea EN 631. Il nome unisce "gastronomia" e "norma". Tutti i formati derivano da un'unica misura di base — il GN 1/1, 530 × 325 mm — e sono progettati per incastrarsi tra loro e per essere compatibili con frigoriferi, forni, abbattitori e carrelli conformi allo standard.
Quali sono le misure standard delle bacinelle gastronorm?
Il formato base è il GN 1/1 (530 × 325 mm). Le frazioni più diffuse sono GN 1/2 (325 × 265 mm), GN 1/3 (325 × 176 mm), GN 1/4 (265 × 162 mm), GN 1/6 (176 × 162 mm) e GN 1/9 (176 × 108 mm). Esiste anche il multiplo GN 2/1 (650 × 530 mm) per forni di grandi dimensioni. Per ogni formato le altezze disponibili vanno da 20 a 200 mm.
Qual è la differenza tra policarbonato e polipropilene?
Il policarbonato è trasparente e sopporta meglio il riscaldamento moderato: è la scelta per i banchi refrigerati a vista e per il bagnomaria. Il polipropilene è più leggero ed economico, regge bene le temperature molto basse ed è la scelta per il trasporto, la conservazione in cella e quando serve una serie ampia di contenitori senza pesare sul budget. Se la trasparenza è un'informazione operativa, PC. Se il contenitore deve viaggiare o stare a lungo al freddo, PP.
Le bacinelle gastronorm in plastica sono sicure per gli alimenti?
Sì, sia il policarbonato sia il polipropilene alimentare sono conformi alla normativa europea sul contatto con gli alimenti (Regolamento CE 1935/2004) e sono certificati BPA Free. Sono materiali progettati per la ristorazione professionale e per cicli ripetuti di lavaggio in lavastoviglie. L'importante è acquistare bacinelle certificate, non contenitori generici privi di dichiarazione di conformità.
Posso mettere una bacinella gastronorm in forno?
Dipende dal materiale. Le bacinelle in acciaio inox sono progettate per il forno combinato, l'abbattitore e il calore diretto senza alcuna limitazione. Le bacinelle in policarbonato e polipropilene non vanno messe in forno né a contatto con fiamme o fonti di calore secco: sono pensate per la conservazione, il trasporto e il mantenimento a temperatura moderata.
Cosa distingue le bacinelle Araven dalle altre in polipropilene?
Araven si distingue per tre caratteristiche che il PP generico non offre: la tenuta ermetica reale del coperchio con guarnizione integrata, il sistema di tracciabilità HACCP stampato direttamente sul contenitore (data produzione, scadenza, operatore, giorno della settimana) e la codifica colore per la gestione degli allergeni. Sono la scelta consigliata quando la conservazione è lunga e la cucina serve ospiti con esigenze alimentari particolari.
A che temperatura devono essere conservati gli alimenti nelle bacinelle gastronorm?
Le temperature dipendono dal tipo di alimento e sono definite dal Regolamento CE 852/2004. Come regola generale: sotto i 4 °C per carni, pesce e alimenti freschi; tra 6 e 8 °C per frutta e verdura; ≤ −18 °C per i surgelati; ≥ 63 °C per il mantenimento al caldo durante il servizio. La fascia tra 4 e 60 °C è la zona di pericolo in cui i batteri proliferano e va evitata durante la conservazione.
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