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Acqua verde, torbida, occhi che bruciano: ogni problema ha una causa precisa e una soluzione con dosaggi da professionista. La guida per gestire la piscina in autonomia, dal cloro al pH, fino alle piscine ad acqua salata.
Chi gestisce una piscina — quella di casa, come quella di un B&B, di un agriturismo o di un hotel — impara presto una cosa: l'acqua non resta limpida da sola. Basta un weekend di caldo intenso, un temporale o qualche bagno in più e il colore cambia, il fondo si vela, il cloro "non tiene". A quel punto si corre a comprare il primo flacone disponibile, spesso sbagliando prodotto o dose.
La verità è che il trattamento dell'acqua della piscina si regge su pochi parametri misurabili e su una manciata di prodotti usati nel modo giusto. È lo stesso metodo che applica un manutentore professionista, ed è alla portata di chiunque abbia un tester e dieci minuti a settimana. In questa guida trovi i problemi più comuni — riconoscibili a colpo d'occhio dalle foto — con causa, rimedio e dosaggi per metro cubo, più la routine settimanale che li previene tutti.
IN QUESTA GUIDA
- Acqua verde: le alghe (e non solo)
- Acqua torbida o lattiginosa
- pH e cloro: i due numeri che comandano tutto
- Alghe su pareti e fondo
- Calcare e metalli nell'acqua
- La routine settimanale e i dosaggi per m³
- Conservare i prodotti in sicurezza
- Piscina a cloro o ad acqua salata?
- Fine stagione: svernare la piscina
- Domande frequenti
Come ragioniamo il trattamento. Prima si misura, poi si corregge, solo alla fine si disinfetta: è l'ordine che segue ogni manutentore professionista, perché con il pH fuori scala anche il miglior cloro lavora a mezzo servizio. I dosaggi indicati sono riferiti al metro cubo (1 m³ = 1.000 litri) e valgono per condizioni medie: fa sempre fede l'etichetta del singolo prodotto.

Acqua verde: le alghe (e non solo)
Se l'acqua vira al verde in 24-48 ore, quasi sempre il cloro è sceso sotto la soglia e le alghe hanno preso il sopravvento.
Il verde è il problema estivo per eccellenza: caldo, tanti bagni e un pH fuori range consumano il cloro più in fretta del previsto, e le alghe — sempre presenti in forma microscopica — esplodono. La risposta è la clorazione shock: cloro granulare a scioglimento rapido in dose d'urto, con la filtrazione in funzione continua finché l'acqua non torna limpida.
Come intervenire
- Correggi il pH a 7,2-7,4: sotto quel valore il cloro rende al massimo.
- Cloro shock (dicloro granulare): 15-20 g/m³ nei casi seri, filtrazione sempre accesa.
- Il giorno dopo: spazzola fondo e pareti, poi alghicida come mantenimento.

Acqua torbida o lattiginosa
Il fondo non si vede più: microparticelle troppo fini per il filtro restano in sospensione e "sbiancano" l'acqua.
La torbidità arriva dopo un temporale, con l'acqua dura o quando la filtrazione lavora poco. Le particelle in sospensione sono troppo piccole per essere trattenute dalla sabbia del filtro: serve il flocculante, che le aggrega in fiocchi abbastanza grandi da essere filtrati o aspirati sul fondo. Prima però va sistemato il pH: sopra 7,6 la torbidità calcarea peggiora.
Come intervenire
- Misura e correggi il pH: torbidità e pH alto vanno quasi sempre insieme.
- Flocculante liquido con filtrazione accesa; poi lascia decantare una notte.
- Aspira o raccogli i fiocchi depositati sul fondo e lava il filtro in controcorrente.

pH e cloro: i due numeri che comandano tutto
Occhi rossi e odore pungente di "cloro"? Nove volte su dieci il colpevole è il pH, non il disinfettante.
Tutto il trattamento ruota attorno a due valori. Il pH deve stare tra 7,2 e 7,6: più in alto il cloro perde efficacia, l'acqua tende a intorbidire e il calcare precipita; più in basso l'acqua diventa aggressiva per pelle, occhi e parti metalliche. Il cloro libero va tenuto tra 1 e 3 mg/l: sotto, alghe e batteri ripartono; molto sopra, si spreca prodotto senza guadagno reale.
Il bruciore agli occhi che tutti attribuiscono al "troppo cloro" nasce in realtà dal pH sballato e dalle cloramine, i residui del cloro che ha già lavorato: è il segnale che serve una misurazione, non un bagno di disinfettante in più. Per misurare basta un kit tester a pastiglie (DPD1 per il cloro, rosso fenolo per il pH): trenta secondi, due valori certi, zero tentativi alla cieca. Con i valori in mano si corregge con riduttore di pH granulare (l'acqua di rete in Italia tende quasi sempre verso l'alto) e si dosa il cloro di mantenimento in pastiglie a lenta dissoluzione, meglio se con un dosatore flottante che rilascia in modo costante.
I valori da mantenere
- pH: 7,2 – 7,6
- Cloro libero: 1 – 3 mg/l
- Frequenza di controllo: 2 volte a settimana in stagione, dopo ogni temporale o uso intenso.

Alghe su pareti e fondo
Pareti scivolose e macchie verdi o nere negli angoli: le alghe si ancorano dove l'acqua circola meno.
Anche con l'acqua apparentemente limpida, la patina scivolosa su scalini e angoli è un'infestazione in corso. Il solo cloro non basta: la spazzolatura meccanica stacca le alghe dalla superficie e le espone al disinfettante, l'alghicida non schiumogeno usato ogni settimana impedisce che si riformino. Le spazzole curve seguono il raggio delle pareti, quelle ad angolo arrivano dove il ricircolo non passa.
Come intervenire
- Spazzola pareti, angoli e linea d'acqua per staccare la patina.
- Cloro shock se l'infestazione è estesa, poi retino sul fondo.
- Alghicida settimanale come prevenzione, la sera a filtrazione accesa.

Calcare e metalli nell'acqua
Bordi ruvidi e biancastri, o acqua che vira al verde-marrone appena aggiungi il cloro: qui il problema è minerale, non biologico.
Con acqua dura e pH alto il calcare precipita su bordi, skimmer e scambiatori; se invece riempi la vasca con acqua di pozzo ricca di ferro o manganese, il cloro ossida i metalli e colora l'acqua senza che ci sia un'alga in giro — un caso che inganna molti, perché il cloro shock sembra peggiorare le cose. La soluzione è il sequestrante, che lega calcio e metalli e li tiene in soluzione impedendo depositi e colorazioni.
Come intervenire
- Tieni il pH a 7,2-7,4: è la prima difesa contro le incrostazioni.
- Sequestrante Ca/Fe a inizio stagione e a ogni rabbocco importante.
- Acqua di pozzo: sequestrante prima della clorazione, mai dopo.
La routine settimanale e i dosaggi per m³
Dieci minuti, due misurazioni e tre gesti: la manutenzione che evita quasi tutti i problemi visti sopra.
La sequenza è sempre la stessa: misura cloro e pH col tester, correggi il pH se serve, reintegra il cloro di mantenimento, passa il retino e spazzola i punti critici, aggiungi l'alghicida preventivo. In piena stagione i controlli vanno fatti due volte a settimana; dopo un temporale o una giornata di uso intenso, sempre. Per orientarsi sui quantitativi, questa è la tabella di riferimento su cui lavora un professionista.
| Obiettivo | Prodotto | Dosaggio indicativo | Quando |
|---|---|---|---|
| Recupero acqua verde | Dicloro granulare 56% | 15-20 g/m³ | Al bisogno, filtrazione continua |
| Clorazione shock periodica | Dicloro granulare 56% | 8-10 g/m³ | Ogni 2 settimane in stagione |
| Mantenimento cloro | Tricloro pastiglie 200 g (90%) | 1 pastiglia ogni 20-25 m³ | Ogni 5-7 giorni, nello skimmer o dosatore |
| Prevenzione alghe | Alghicida non schiumogeno | 3-5 ml/m³ | Settimanale, la sera |
| Acqua torbida | Flocculante liquido | 1-2 ml/m³ | Al bisogno, poi decantazione |
| Correzione pH alto | Riduttore pH granulare | ~10 g/m³ per -0,1 di pH | Dopo ogni misurazione fuori range |
| Calcare e metalli | Sequestrante Ca/Fe | Secondo durezza acqua | Inizio stagione e rabbocchi |
| Svernamento fine stagione | Svernante senza rame | Secondo durezza (etichetta) | Autunno, acqua sotto 12°C |
Dosaggi indicativi per acqua in condizioni medie: fa sempre fede l'etichetta del prodotto. 1 m³ = 1.000 litri; una piscina 6×3 m profonda 1,2 m contiene circa 21 m³.
Un dettaglio che fa la differenza sul portafoglio: i formati professionali da 5, 10 e 25 kg costano al chilo sensibilmente meno dei barattoli da supermercato, e per una piscina che lavora tutta l'estate — o per chi gestisce la vasca di una struttura ricettiva — l'ammortamento è questione di poche settimane.
SICUREZZA — Conservare e maneggiare i prodotti
Mai mescolare prodotti diversi, nemmeno "per fare prima": cloro e correttori acidi a contatto diretto sviluppano gas pericolosi. Ogni prodotto va sciolto separatamente, in acqua e mai il contrario (sempre prodotto nell'acqua, non acqua sul prodotto).
Stoccaggio: contenitori originali chiusi, in luogo asciutto, ventilato e all'ombra, lontano dalla portata di bambini e animali, separando i prodotti clorati dagli acidi. I simboli di pericolo in etichetta (CLP) indicano le precauzioni specifiche: leggerli prima dell'uso non è un formalismo, è il modo per usare prodotti professionali con la stessa sicurezza di un professionista.
Dopo il trattamento shock: il bagno si riprende solo quando il cloro libero è rientrato sotto i 3 mg/l — verifica col tester, non a occhio.

Piscina a cloro o ad acqua salata?
L'elettrolisi del sale produce il cloro da sola — ma la manutenzione non sparisce, cambia forma.
Nelle piscine ad acqua salata un clorinatore trasforma il sale disciolto (circa 4-5 kg per m³, un settimo della salinità del mare) in cloro attivo per elettrolisi; dopo aver disinfettato, il cloro torna sale e il ciclo ricomincia. I vantaggi sono reali: niente dosaggi manuali di cloro, acqua più gradevole per pelle e occhi, sale da reintegrare solo dopo rabbocchi e controlavaggi.
Quello che i depliant non dicono è che la piscina a sale non è a manutenzione zero. L'elettrolisi tende ad alzare il pH, quindi il riduttore serve più spesso, non meno; alghe, torbidità e calcare seguono le stesse regole viste sopra, e il calcare in particolare va tenuto d'occhio perché incrosta la cella del clorinatore. Il sale, infine, non è uno qualsiasi: servono cristalli di cloruro di sodio ad alta purezza, senza additivi né antiagglomeranti — il comune sale da cucina danneggia la cella. Il sale grosso essiccato in sacchi da 25 kg, lo stesso usato per gli addolcitori, è il formato giusto: per una piscina da 40 m³ il riempimento iniziale richiede circa 7 sacchi.
Fine stagione: svernare la piscina senza svuotarla
Con le vasche grandi non conviene svuotare: si mette l'acqua in sicurezza per l'inverno e a primavera si riparte in pochi passi.
Svuotare una piscina interrata grande in inverno è sconsigliato: si sprecano migliaia di litri e, con la vasca vuota, liner e struttura sono più esposti a sbalzi e danni. La strada giusta è lo svernamento — portare l'acqua in uno stato stabile che regge i mesi di inattività, così a primavera riparte limpida con poco lavoro.
Si sverna quando la temperatura dell'acqua scende sotto i 12°C, in genere tra ottobre e novembre. Lo svernante blocca alghe, batteri e depositi calcarei durante lo stop; la versione senza rame evita le macchie che i formulati con rame possono lasciare su liner e bordi. Chiuso e coperto, l'impianto attraversa l'inverno senza sorprese.
Lo svernamento in 5 passi
- Bilancia il pH a 7,2-7,6 e fai una clorazione shock con dicloro.
- Il giorno dopo: aggiungi lo svernante con la filtrazione accesa qualche ora per miscelarlo (dose secondo la durezza dell'acqua, come da etichetta).
- Sequestrante contro calcare e metalli durante l'inattività.
- Abbassa il livello dell'acqua sotto gli skimmer — mai svuotare del tutto.
- Copri con il telo invernale fino alla riapertura.
Domande frequenti
Quanto cloro serve per una piscina?
L'obiettivo è mantenere il cloro libero tra 1 e 3 mg/l. In pratica: una pastiglia di tricloro da 200 g ogni 20-25 m³ ogni 5-7 giorni per il mantenimento, più una clorazione shock con dicloro granulare (8-10 g/m³) ogni due settimane in piena stagione.
Perché l'acqua è verde anche se ho appena messo il cloro?
Due cause tipiche: un pH sopra 7,6 che disattiva gran parte del cloro, oppure metalli (ferro, manganese) nell'acqua di riempimento — frequente con l'acqua di pozzo — che il cloro ossida colorando l'acqua. Nel primo caso serve il riduttore di pH, nel secondo il sequestrante.
Dopo quanto tempo si può fare il bagno dopo il cloro shock?
Quando il cloro libero è rientrato sotto i 3 mg/l, da verificare col tester: in genere 12-24 ore con la filtrazione in funzione. Mai basarsi solo sull'aspetto dell'acqua.
Che differenza c'è tra dicloro e tricloro?
Il dicloro (granulare, ~56%) si scioglie in fretta ed è il prodotto degli interventi d'urto; il tricloro (pastiglie, ~90%) si dissolve lentamente ed è il mantenimento costante nello skimmer o nel dosatore flottante. In una gestione corretta servono entrambi, con ruoli diversi.
La piscina ad acqua salata è senza manutenzione?
No. Il clorinatore automatizza solo la produzione di cloro: pH (che l'elettrolisi tende ad alzare), alghe, torbidità e calcare vanno gestiti come in una piscina tradizionale, e il sale va reintegrato dopo rabbocchi e controlavaggi con cloruro di sodio ad alta purezza senza additivi.
Ogni quanto va controllata l'acqua?
Due volte a settimana in stagione, e sempre dopo temporali o giornate di uso intenso. Per una struttura ricettiva aperta al pubblico i controlli sono quotidiani e vanno registrati: anche per questo i formati professionali da 10-25 kg sono lo standard.
Devo svuotare la piscina in inverno?
No, per le piscine grandi svuotare è sconsigliato: spreca acqua ed espone liner e struttura a danni. Si sverna — pH bilanciato, clorazione shock, svernante (meglio senza rame per evitare macchie) e sequestrante — poi si abbassa il livello sotto gli skimmer e si copre. A primavera l'acqua riparte limpida.
Acqua limpida tutta l'estate
Cloro, correttori pH, alghicidi e flocculanti nei formati professionali da 1 a 25 kg, più tester, spazzole e retini: tutto il necessario per gestire la piscina in autonomia.
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